Ilcorsarorosso

Novembre 28, 2009

La Sindone del Cavaliere

Archiviato in: Notizie — ilcorsarorosso @ 6:24 pm

28 novembre 2009

A me, se guardo la faccia di Berlusconi, viene in mente Berlino. Non so se anche a voi Berlino fa questo effetto: ogni volta che ci vai c’è un palazzo che prima non c’era, e ne è scomparso uno che c’era. A me ogni volta che vedo la faccia di Berlusconi, in questi giorni, viene un dubbio: ma ha avuto la scarlattina o si è fatto un lifting? (forse tutt’e due).

Mi secca ammetterlo, ma l’enigma avvince: come disse splendidamente Gaber: “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”. Il mistero del volto di Berlusconi, dopo quello della sindone, si è inchiavardato in noi. Lo so che questa domanda non la dovrei fare , ma è più forte di me: sono appassionato dall’idea dell’incarnato di Arcore come un cantiere aperto, un itinerario turistico, un luogo del possibile, un posto dove ogni volta scopri cose nuove: restauri, nuovi impianti, grandiose architetture. Berlusconi è l’unico leader per cui, quando scartabelli in archivio e salta fuori una vecchia foto pensi: “Toh, era ancora pelato”.

Un paio di mesi fa su Sky, tuonava contro i magistrati. Quel che diceva non lo ricordo più, ma ho chiaro, invece, che vedendo le occhiaie alla zuava che lo affliggono ultimamente ho pensato: poverino, gli occhi sono strabuzzati fuori dalle orbite, urge una blefaroplastica (prima di Berlusconi non pensavamo che un uomo potesse fare la blefaroplastica. Poi l’ha fatta anche Di Pietro. domani toccherà a noi). Dal giorno dopo, a ogni dichiarazione, mi preoccupo di verificare se c’è stato un intervento di manutenzione. Mi ha così avvinto, il tema, che posso guardarlo anche senza volume, ma non posso staccarmi dallo schermo. Quando penso ai crateri dell’epidermide lunare di B. ogni pregiudizio cade di fronte all’ammirazione per lo sforzo titanico. La Sagrada familia, a Barcellona è un’opera incompiuta e diroccata, ma attira comunque milioni di turisti. Lui pure.

Marco Belpoliti ha scritto un mirabile saggetto per Guanda Il corpo del capo, su questo incessante lavoro di scavo, retrodatandolo agli anni Settanta, quando i primi piani del Cavaliere già occhieggiavano a Hollywood. Quando guardo le vecchie foto – cappello sulle ventitrè e gessato – ho la certezza che l’uomo della Fininvest si ispirasse a La fuga, il film in cui Humprey Bogart si toglie le bende dopo un’operazione cambia-connotati. Ma mi sento come Pasolini: io so, ma non ho le prove. B. è come quei thriller in cui – anche se non sono di ottima fattura – non smetti di leggere perché vuoi capire come va a finire. Ecco, quando guardo la sua faccia, di questi tempi, sono curioso del finale. Ai tempi del trapianto trovai letterario il duello fra i due maghi della chirurgia tricologica che se lo disputarono. Compulsai avidamente lo scoop di Francesco Alberti, che sul Corriere della Sera riuscì a intervistare Piero Rosati, il chirurgo estetico di Ferrara autore del famoso “asfaltaggio” del Cavaliere: “Il presidente non ha fatto una piega – riferì Rosati – ha una tempra di ferro”. E aggiunse: “Durante l’intervento raccontava barzellette sulla calvizie”. Veltroni imbroccò una battuta sublime: “In ogni manifesto ha la chioma più folta: alla prossima campagna sembrerà Jimi Hendrix”. Anni dopo riuscii ad ottenere la versione del professor Buttaffarro, il medico piemontese, che per primo aveva visitato B. Serio, sabaudo, riservato: un maestro. Aveva spiegato al premier che trattandosi di autotrapianto non si potevano fare miracoli. Se si fosse affidato a lui, che prometteva di meno, B. non si sarebbe trovato in testa quei filari che fanno vigneto. E non sarebbe nata la saga della cheratina tritata che si deve spolverare per tappare i vuoti. Mai suoi tentativi, anche se falliscono hanno contorni epici. Avvincono perché sono sempre generosi. Ecco perché, da dopo la scarlattina, studio le sue foto con morbosa curiosità. Non quelle che Mity Simonetto, con amorevole cura seleziona per il Giornale: lì Silvio è piacevolmente ibernato in un eterno effetto flou. Ringiovanisce a ogni scatto: unto, sì, ma del Photoshop. Nelle foto di cronaca invece, assediato dalla tirannia del tempo (servirebbe un lodo Dorian Gray), si difende come può, con fondotinta e fard. Una sinistra che non sia schiava dell’orribile germe dell’antiberlusconismo dovrebbe aprire al dialogo: henné per D’Alema, liposuzione per Veltroni, trucco-parrucco (modello luciodalla) per Bersani. Così, da domani, potremmo iniziare ad appassionarci anche a loro. Urge un appello a Bondi: l’incarnato di Arcore diventi al più presto patrimonio dell’Unesco.

Pm Firenze: Berlusconi non indagato

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TGCOM

“Non è nell’inchiesta stragi mafia”

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri non sono indagati nell’inchiesta riaperta a Firenze sulle stragi di mafia del ‘93. Lo ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento al titolo del quotidiano “Libero”, che ne aveva dato notizia. “Non ci sono iscrizioni di questo tipo”, ha risposto Quattrocchi.

“Quello che dice Libero non è vero”, ha risposto il procuratore ai giornalisti. Per il quoridiano diretto da Maurizio Belpietro, il premier e il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri risultavano indagati per concorso esterno in associazione mafiosa dai magistrati fiorentini. “Non ci sono iscrizioni di questo tipo”, ha successivamente aggiunto il giudice.

Venerdì il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti aveva smentito categoricamente che Berlusconi fosse indagato. Il pentito Gaspare Spatuzza davanti ai magistrati della procura di Firenze che hanno riaperto grazie anche alle sue dichiarazioni l’indagine, archiviata nel 1998, sulle stragi di mafia del 1993, (l’attentato agli Uffizi a Firenze, le bombe a Roma e in via Palestro a Milano, il fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale), ha parlato in una serie di verbali di contatti fra i suoi capi e la politica.

“Su di me voci infamanti”
Le voci sull’ipotesi di un coinvolgimento del premier Silvio Berlusconi nelle stragi di mafia sono accuse infondate ed infamanti. Lo ha detto Silvio Berlusconi secondo quanto riferito dopo il suo incontro con i giovani del Pdl di Olbia. “Non capisco, avrebbe aggiunto Berlusconi, come si fanno a pensare cose del genere e quali sarebbero state le mie motivazioni”, ha affermato Berlusconi che poi ha aggiunto: “Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo”.

«Berlusconi indagato per mafia»

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Per il quotidiano diretto da Belpietro «Anche Dell’Utri coinvolto nell’inchiesta»

La notizia riportata da Il Giornale e Libero. Feltri: «Forse già in arrivo l’avviso di garanzia»

Silvio Berlusconi (LaPresse)
Silvio Berlusconi (LaPresse)

ROMA – «Iscrizione di Berlusconi sul registro degli indagati e – tra pochi giorni, forse oggi stesso – avviso di garanzia»: lo scrive Vittorio Feltri in un editoriale di prima pagina de Il Giornale. Il quotidiano apre con la foto del presidente del consiglio accompagnata dallo strillo: «Se questo è un mafioso». Sottotitolo: «In arrivo l’avviso di garanzia basato sui deliri dei pentiti: “Berlusconi fece fare le stragi”. Per quale motivo? Non c’è risposta. Infatti, è un’idiozia». Occhiello: «L’ultima follia dei magistrati».

DELL’UTRI – Ancora più diretto Libero: il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro titola «Silvio indagato per mafia». «Nell’inchiesta per mafia – scrive Gianluigi Nuzzi – il senatore Marcello Dell’Utri e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono indagati per magia. L’accelerazione è avvenuta a metà ottobre».

Asilo comunale come i campi di estrema destra

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L'Unità - Fondata da Antonio Gramsci nel 1924

di Simone Collinitutti

Il sindaco Gianni Alemanno evita di replicare alle critiche, magari perché le ritiene pretestuose e infondate, magari perché l’idea di evocare i piccoli uomini dai piedi grossi e pelosi nati dalla fantasia di Tolkien l’apprezza, lui che quand’era giovane in un campo Hobbit ha conosciuto la moglie, Isabella Rauti. Fatto sta che a Roma ieri è stato inaugurato un asilo nido comunale in memoria delle vittime di via Ventotene, dove nel 2001 quattro donne e quattro Vigili del fuoco morirono nell’esplosione causata da una fuga di gas in un palazzo di questa strada. Il nome? “La contea degli Hobbit”. «È l’ultima trovata di pessimo gusto di un’amministrazione che non riesce davvero a smarcarsi dal fascismo e dalle proprie ideologie», attaccano in una nota congiunta il consigliere provinciale del Pd Marco Palumbo e quello comunale Massimiliano Valeriani.

«Ci chiediamo infatti come sia possibile intitolare un asilo nido con questo nome e chi abbia potuto legare a uno dei fatti di cronaca più drammatici degli ultimi anni, un nome così vicino alla sottocultura neofascista», dicono i due esponenti del Pd ricordando la tradizione dei campi Hobbit. Ovvero le manifestazioni culturali organizzate dall’organizzazione giovanile dell’Ms, il Fronte della Gioventù, con Pino Rauti a fare da ispiratore, tra il ’77 e l’80 (un quarto campo c’è stato nel ’95 e una rimpatriata nel 2007) tra concerti di gruppi d’area e sventolio di bandiere con la croce celtica.

Nessun richiamo a tutto ciò, replicano dal Pdl, nel Pd non sanno chi siano i personaggi fatasy chiamati hobbit. Insistono i consiglieri Pd: «Purtroppo con questa ennesima idea della destra la nostra città, la Capitale del nostro Paese, rischia davvero di trasformarsi, prima o poi, nella contea degli hobbit». E aggiungono: «Il silenzio del sindaco Alemanno è imbarazzo oppure è complicità con una corrente, quasi setta, del suo partito così nostalgica?».

Lo scudo razzista

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La Lega: tetto alla cassa integrazione per gli extracomunitari. B. gioca tutto sul Carroccio per salvarsi dai processi.
di Sara Nicoli

Primo: blindare l’alleato Umberto Bossi con un “regalo” che solo lui, il Capo, poteva elargire: la Lombardia. Candidato governatore l’ex ministro Castelli. Secondo. Stringere a sè il partito nel segno di un rinnovato “centralismo democratico” spiegato anche ai peones da un dotto Gaetano Quagliarello. Terzo. Stabilendo una precisa “linea del Piave” per testarne definitivamente la fedeltà di Fini. “Cartina di tornasole” la cittadinanza agli immigrati, calendarizzata per volere dello stesso presidente della Camera, subito dopo la finanziaria; se non verrà ritirata la proposta a firma del fedelissimo finiano Fabio Granata, il “tradimento” di Fini potrà dirsi consumato. E, a quel punto, Berlusconi non avrà più dubbi a giocare la carta delle elezioni, nonostante i rimbrotti di Napolitano ma soprattutto in barba ai poco confortanti sondaggi Euromedia research, che parlano di un suo popolo meno sicuro di rinnovagli il plebiscito di voti. Questo, dunque, il piano di B. per uscire dalle secche e guadagnare la salvezza giudiziaria. Questione di equilibri. Quelli che ieri sono stati di nuovo all’insegna del Carroccio. La Lega infatti ha presentato in commissione un emendamento chiaramente razzista per mettere un tetto di sei mesi alla cassa integrazione dei lavoratori stranieri. Cosa che ha puntualmente fatto infuriare il presidente della Camera, nonchè due ministri: Carfagna e Sacconi.

Nel Pdl dunque la pressione è alle stelle, la lucidità latita, ma l’obiettivo non può essere fallito. Il Capo ha parlato chiaro ai suoi: “Le scelte e le scadenze che ci attendono – ecco le parole pronunciate davanti ai fedelissimi – non ci consentono in alcun modo di tollerare personalismi e fughe in avanti su temi sui quali il partito ha dato indicazioni diverse. Sulla riforma della giustizia e sul processo breve non possiamo non avere compattezza, in gioco c’è troppo”. Ovvero lui medesimo. E per sotterrare definitivamente le obiezioni di chi, anche dentro il Pdl, le leggi ad personam le digerisce male, ecco che ha chiesto a Quagliarello di inventarsi una base politica convincente anche per i palati più riottosi. Et voilà, ecco il “nuovo centralismo democratico”. Roba comunista, si direbbe a naso. E invece no, roba liberale. Furbescamente Quagliarello ha citato dottamente ai berluscones dal medesimo vicepresidente dei senatori Pdl, William Ewart Gladstone (politico inglese che ha lasciato il segno nel pensiero liberale anglosassone dell’800, ndr) e il cui motto è sempre stato “tra la propria coscienza e il proprio partito, un gentiluomo sceglie sempre il partito”. Così Fini è stato messo all’angolo. E quando il solito improvvido ha chiesto in cosa questo “nuovo” centralismo si differenziasse da quello del vecchio Pci, Quagliarello ha tagliato corto: “Qui si discute e poi si decide, nel Pci non si discuteva affatto”. È bastato questo a far tacere i petulanti in nome della rinnovata coesione intorno al Capo. Fini sa che lo stanno aspettando al varco.

“Se guardiamo indietro la storia politica di Fini – è la tesi di un fedelissimo del Capo – non si può non notare l’elenco di sconfitte di cui si è reso protagonista dal’94 ad oggi; si schierò contro il maggioritario e oggi è il maggioritario che lo premia, nel ’95 disse no al governo Maccanico e noi perdemmo le elezioni, nel 2005 fu a causa sua se perdemmo le Regionali. È l’uomo degli opportunismi falliti che anche stavolta tornerà indietro. I sondaggi parlano chiaro, da solo ha al massimo il 2%”. Dunque, i berluscones sono abbastanza certi che “il traditore” anche stavolta non consumerà lo strappo definitivo. Diceva, l’altra sera, proprio Quagliarello: “Non conviene a nessuno arrivare ad una rottura clamorosa, casomai proprio sul tema della cittadinanza; sarebbe come se la maggioranza approvasse una legge contro se stessa, sarebbe la morte del Pdl un minuto dopo, ma anche quella politica di Fini”. Ma nelle stanze del presidente della Camera tira tutt’altra aria rispetto alla possibile resa senza condizioni al diktat di B.

Ieri, intanto, mentre la Lega presentava in commissione un emendamento per mettere un tetto di sei mesi alla cassa integrazione dei lavoratori stranieri, che ha fatto infuriare Fini, al piano nobile di Montecitorio sono saliti i vertici dell’Anm. Hanno chiesto a Fini “la massima attenzione” all’elenco dei reati che verranno compresi nel processo breve ed hanno incassato un sì senza tentennamenti. Insomma, par di capire che la capitolazione dell’ex leader di An sull’altare delle necessità giudiziarie di B. e della sua fretta sia di là da venire. Il nuovo centralismo democratico, insomma, non lo convince. Il logoramento di B. molto di più.

Novembre 27, 2009

I sogni turbati del Cavaliere. L’inchiesta giudiziaria che Berlusconi teme di più

Archiviato in: Notizie — ilcorsarorosso @ 6:16 pm

Dazebao News l’informazione on line

di Fulvio Lo Cicero

Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di altri pentiti rischiano di dettare l’agenda politica del Paese. Prospettano un oscuro passato del leader della destra sul quale ora i magistrati vogliono vederci chiaro. Se mai sarà loro consentito

ROMA – Oramai sono mesi che Silvio Berlusconi deve convivere con i fantasmi del passato. Quelli che in diversi libri e inchieste giornalistiche pongono seri dubbi sugli inizi della sua attività imprenditoriale, ipotizzando collegamenti con capitali di dubbia provenienza, per quanto fino ad ora non si sia mai acquisita alcuna prova certa in merito.

Già il 16 giugno del 1998 i pubblici ministeri antimafia di Palermo avevano chiesto agli amministratori delle 22 società “Holding Italiana” di poter analizzare la contabilità di quelle miriade di società fra di loro controllate che detenevano il pacchetto di maggioranza della Fininvest, ottenendo dal Cavaliere ripetuti rifiuti. Come ricostruisce Davide Lane, per lungo tempo corrispondente in Italia dell’Economist in un libro particolarmente ricco di informazioni (“L’ombra del potere”, pubblicato nel 2004), queste società ebbero significativi aumenti di capitali dal 1978 al 1985 e ai magistrati avrebbe fatto comodo sapere quale fosse la fonte di questi finanziamenti. Poco prima delle elezioni del 2001, vinte da Berlusconi, quest’ultimo spiegò che la costituzione del capitale sociale avvenne con normali bonifici e assegni circolari, senza chiarire nulla.

Inchieste o ipotesi di inchieste finite nel nulla. La magistratura non è mai riuscita ad andare a fondo di determinate ipotesi investigative. Nel frattempo, Berlusconi ha creato e sviluppato il più grande partito italiano, il Pdl che, insieme alla Lega, conquista il consenso elettorale e diventa Governo in modo legittimo. Proprio quella Lega che, nel 1998, avviò una furibonda

Marcello Dell’Utri

campagna giornalistica e politica con l’intento di dimostrare i legami mafiosi di Silvio Berlusconi e prospettando proprio le ipotesi investigative che sono sulle prime pagine dei giornali di questi giorni.

Ma oggi lo strepitio e il fragore provocato dalle dichiarazioni del premier, secondo le quali la magistratura, insieme a ipotetici “comunisti”, sta letteralmente alimentando una “guerra civile”, con l’intento di portare a termine un “colpo di Stato” per ribaltare il risultato elettorale, indicano che qualcosa deve preoccupare seriamente il primo ministro italiano, molto più seriamente di quanto sia mai fino ad ora avvenuto. Che cosa?

Le stragi del 1992-93

Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo ricostruiscono in modo completo, oggi, su “Repubblica” il “che cosa” sta agitando le notti del Cavaliere, prospettando un’ipotesi che circola non solo negli ambienti investigativi palermitani, ma in tutti i palazzi del potere di Roma e, soprattutto, in Via del Plebiscito e a Palazzo Chigi. Qualcosa che dovrebbe aver oramai convinto gli stessi pubblici ministeri della procura di Palermo dell’inevitabilità di un avviso di garanzia al Capo del Governo, insieme a Marcello Dell’Utri, anche se, per ora, interpretabile più come “atto dovuto” per proseguire le indagini e appurare la consistenza delle accuse formulabili al leader della destra italiana. È appunto l’ipotesi lanciata dai due giornalisti del quotidiano romano, i quali riportano la notizia secondo cui i magistrati fiorentini che indagano sulle stragi mafiose del 1992-93 avrebbero ascoltato i testimoni utilizzando il “modello 21”, cioè gli atti posti a carico di “noti”, invece che di “ignoti”, concretizzando in questo modo una clamorosa svolta nelle indagini.

Le confessioni di Gaspare Spatuzza

Di lui oramai si sa quasi tutto. Gaspare Spatuzza fu il killer che uccise Pino Puglisi, il sacerdote di frontiera che cercava di insegnare la cultura della legalità nel quartiere Brancaccio di Palermo dominato dai fratelli Graviano. Oggi Spatuzza è un uomo profondamente pentito del suo passato criminale, convertito alla religione cattolica (studia teologia e supera con profitto i suoi esami). Per espiare veramente i suoi crimini, dopo ripetuti incontri con il capp

Il corrispondente dell’Economist David Lane

ellano del carcere di Ascoli Piceno, il pentito siciliano ha iniziato a collaborare con i magistrati, con il fine di raccontare tutto quello che sa degli avvenimenti che vanno dalla fine degli anni Ottanta a metà degli anni Novanta.

Oramai è noto il “cuore” delle sue dichiarazioni, che individuano in Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri i referenti politici che avrebbero dovuto consentire alla Cosa Nostra degli anni Novanta di acquisire enormi vantaggi negli affari ed anche nell’espiazione delle pene, con l’abolizione o l’attenuazione del carcere duro. Ma non è nemmeno questo il punto fondamentale della “svolta” investigativa. Il punto determinante sarebbe che oggi, quella che conosciamo come la mafia, cioè Cosa Nostra palermitana, avrebbe deciso di porre fine all’omertà, al silenzio che copre ogni suo atto ed ogni storia passata, iniziando una “collaborazione” con lo Stato finalizzata a scoprire i veri referenti politici dell’organizzazione criminale ancora oggi al potere.

La resa dei conti

Secondo Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo «è iniziata la resa dei conti della famiglia Graviano (i boss del quartiere Brancaccio, ideatori ed autori delle stragi del 1992-93, ndr.) contro il capo del governo che vuole passare alla storia per avere sconfitto la mafia».

Sono molti gli indizi che stanno alla base di questa ipotesi. Uno dei principali è il fatto che lo stesso Gaspare Spatuzza non è affatto trattato come “infame” dai fratelli Graviano (all’ergastolo definitivo, anche loro non più in linea con il passato criminale; studiano economia in cella e pensano al futuro della loro discendenza). Al contrario, Giuseppe Graviano avrebbe ammesso la sua disponibilità a parlare e non è l’unico, perché, oltre a Spatuzza, hanno parlato anche affiliati quali Pietro Romeo, Giuseppe Ciaramitaro, Salvatore Grigoli.

Ma Spatuzza è stato l’aprifila. Egli dichiara senza infingimenti che la proposta di ordire le stragi sarebbe provenuta da Berlusconi e Dell’Utri, i quali, secondo quanto gli disse Filippo Graviano, assicuravano a Cosa Nostra la copertura

Giuseppe Graviano

politica una volta conquistato il potere. Ipotesi poi confermate dagli altri dichiaranti. Ad esempio, uno di essi, Giuseppe Ciaramitaro, dichiara molto significativamente: «Quando Berlusconi è stato presidente del consiglio nell’organizzazione erano tutti contenti, perché si stava muovendo nel senso desiderato e si disse che la proroga del 41 bis era stata solo una finta per eliminarlo del tutto alla scadenza».

Don Pino Puglisi

I riscontri

I magistrati che indagano nelle varie procure interessate stanno cercando di trovare riscontri definitivi alle dichiarazioni di Spatuzza. E soprattutto ad una, considerata giustamente fondamentale. Secondo quanto raccontato, infatti, Filippo Graviano, alla fine del 2004, avrebbe pronunciato la seguente affermazione: «Bisogna far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove deve arrivare è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati». Ma Graviano, su questo punto, ha smentito Spatuzza, anche se in modo molto ambiguo e, sembra, non definitivo: «Mi sembra molto remoto che possa aver detto una frase simile perché, come ho detto, non mi aspetto niente da nessuno. Avrei cercato un magistrato in tutti questi anni, se qualcuno non avesse onorato un presunto impegno». Ma quanto sia ambigua la situazione lo dimostra una successiva dichiarazione dell’altro Graviano, Giuseppe: «Io vi volevo portare alla verità. Se noi dobbiamo scoprire la verità io posso dare una mano d’aiuto. Io dico che uscirà fuori la verità delle cose. Trovate i veri colpevoli, i veri colpevoli. Si parla sempre di colletti bianchi, colletti grigi, colletti e sono sempre innocenti i poveri disgraziati».

E qui torniamo al punto di partenza. Che Berlusconi e Dell’Utri siano i mandanti delle stragi del 1992-93 appare un’enormità, difficile da dimostrare in un dibattimento. Ma i Graviano e il loro esercito hanno forse qualche altra cosa da mostrare: l’origine delle fortune imprenditoriali del magnate di Arcore, tanto da far dire a Spatuzza: «Solo così mi spiego perché durante la latitanza (i Graviano, ndr.) sono stati a Milano e non a Brancaccio».

Ecco cosa turba i sonni tumultuosi del Cavaliere.

Video hard e ricatti, la rabbia della Mussolini

Archiviato in: Notizie — ilcorsarorosso @ 5:51 pm

 

Roma – “Non so se incazzarmi o ridere”. Alessandra Mussolini replica così all’articolo che appare oggi sulla prima pagina de il Giornale sul ricatto hard alla parlamentare del Pdl. Si tratterebbe di un video che ritrae la parlamentare insieme al leader di Forza Nuova, Roberto Fiore: “Non so – ribadisce la parlamentare – se incazzarmi o ridere. Allora: vendono su Ebay i frammenti di cervello di mio nonno; tre giorni fa ho ricevuto una chiamata dalla polizia che mi informava del fatto che Gino Paoli mi ha denunciato per ciò che dissi sulla canzone Il Pettirosso. Io eccepii sul fatto che questo brano trattasse di pedofilia, un messaggio grave. Oggi poi uscirà un film dove mi si dà della puttana e dell’assassina e ora leggo queste cose… Che cosa devo dire? Non lo so più. Sono incerta tra l’incazzatura e il metterrmi a ridere. Perché? Ormai facessero quello che vogliono…”.

Forza Nuova attacca “Siamo alle comiche finali, alle barzellette e per fortuna non ci manca il senso dell’humor” afferma una nota di Forza Nuova. “È risibile che una non notizia proveniente da una fonte anonima comparsa su di un sito inattendibile come Indymedia conquisti la cronaca nazionale. Nella storiella riportata si parla di un filmato partito dal circuito di telecamere della sede di Forza Nuova quando è noto che in nessuna nostra sede vi è un circuito di telecamere. Si legge poi che un fantomatico fimato sarebbe stato comprato dal Giornale, mentre lo stesso Giornale afferma che questo dato è falso”. Forza Nuova procederà per via legale “per danni contro coloro che riporteranno in qualsiasi forma notizie lesive dell’onorabilità politica del segretario nazionale Roberto Fiore che in questi giorni sta lanciando la sua candidatura alle regionali del Lazio”. Poi l’attacco alla nostra testata: “Il comportamento del Giornale di Feltri è tipico di chi tenta di deviare l’attenzione dai veri problemi di questo paese pubblicando gossip inattendibili da quattro soldi”.

 

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Mussolini-Fiore e lo spione. Una storiaccia nera

Archiviato in: Notizie — ilcorsarorosso @ 4:33 pm

Dazebao News l’informazione on line

Roberto Fiore e Aleesandra Mussolini

di Matteo Giuli

ROMA – E’ proprio una storiaccia nera come il carbone, quella che vedrebbe l’onorevole Alessandra Mussolini del Pdl e  Roberto Fiore leader di Forza Nuova protagonisti di un video a luci rosse. Secondo Il Giornale, che oggi ha riportato la notizia in prima pagina, si tratterebbe addirittura di un video hard ricattatorio nei confronti della Mussolini.

 

A dare per primo la notizia dell’esistenza di questo filmato è stato il sito di controinformazione Indymedia il quale ha dato per certo la notizia: “Esiste un video – scrive Indymedia – dove sono ripresi Roberto Fiore ed Alessandra Mussolini a fare sesso esplicito nella sede romana di Forza Nuova. Un ex dirigente nazionale di Fn ed ex stretto collaboratore di Fiore (già responsabile della sua sicurezza), ha già contattato diversi giornalisti per vendere il video. La proposta è arrivata alla redazione de ‘Il Giornalè (che ha potuto visionare il filmato), ad alcuni giornalisti Rai e agli ambienti ex An di Milano e Roma. Si tratta di immagini registrate dal circuito interno di videocamere della sede romana di Forza Nuova. Il filmato è ancora in circolazione e in vendita. Per quanto si tratti di una questione personale e privata, la notizia, oltre che ghiotta per la stampa, dopo il caso Marrazzo, potrebbe colpire il Pdl, soprattutto in Lazio e Campania dove la Mussolini vorrebbe ricandidarsi. In Forza Nuova lo scandalo sarebbe già scoppiato.”
Se così fosse lo spione, cioè l’autore del filmato avrebbe agito  proprio dall’interno delle file di Forza Nuova. Insomma, contro i suoi stessi “camerati” e il video starebbe ancora girando nelle redazioni dei giornali senza aver trovato nessun acquirente, almeno per il momento. Alessandra Mussolini si è limitata dire: “Non so se incazzarmi o ridere” mentre Paolo Caratossidis, il coordinatore nazionale di Forza Nuova ha replicato: “Se per ledere la credibilità di Forza Nuova qualcuno ha pensato di imbastire un’improbabile sceneggiata significa che il livello e la qualità dell’informazione italiana sono drammaticamente scaduti alle fantasie da sala di parrucchieri”.
Roberto Fiore, invece, ha subito preso le distanze dall’episodio definendo le fonti di questo scoop completamente inaffidabili e bollando con fermezza questa vicenda come “Una bufala”. Un’affermazione che fa dubitare i maligni. D’altra parte si tratta della stessa identica risposta che diede Marrazzo poche ore prima che la sua vicenda diventasse di pubblico dominio.

Processo Mills, Berlusconi il 4 dicembre a Cdm Ghedini: “Istanza di legittimo impedimento”

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la Repubblica.it

Oggi è stata fissata la ripresa del dibattimento sospeso il 4 ottobre 2008
in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sul lodo Alfano

Il legale del premier: “Inusuale che non abbiamo già conosciuto il nuovo collegio
se fosse stato già indicato avremmo potuto fissare il calendario delle udienze”

Processo Mills, Berlusconi il 4 dicembre a Cdm Ghedini: "Istanza di legittimo impedimento"L’avvocato Niccolò Ghedini

 

MILANO – “Il 4 dicembre il presidente del Consiglio è legittimamente impedito, perchè ha Consiglio dei Ministri”. Lo ha detto l’avvocato Niccolò Ghedini, che insieme al professor Piero Longo difende il presidente del Consiglio, commentando il rinvio del processo davanti a nuovi giudici in cui Berlusconi è accusato di aver corrotto David Mills. L’avvocato inglese, per lo stesso reato, è già stato condannato a 4 anni e 6 mesi, con conferma della sentenza di primo grado in Corte d’appello. Oggi, appunto, è stata fissata per il 4 dicembre prossimo la ripresa del processo a carico del premier, che era stato sospeso il 4 ottobre 2008 in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sul lodo Alfano.

 

Di fronte al fatto che il presidente del Consiglio “ha l’intenzione di partecipare al processo”, ha continuato Ghedini, “troveremo delle date utili per portare avanti il processo”. A questo proposito, ha precisato il legale del premier, “è inusuale che non abbiamo già conosciuto il nuovo collegio”. Infatti, ha proseguito l’avvocato e parlamentare del Pdl, se fosse stato già indicato, “avremmo potuto fissare il calendario delle udienze”.


L’ex collegio giudicante che si è astenuto dal proseguire la causa per il leader del Pdl ha letto in aula una comunicazione del presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, con la quale si dichiarano efficaci tutti gli atti processuali compiuti nel corso del dibattimento prima della separazione dei due imputati, lo stralcio Berlusconi, avvenuto il 4 ottobre dello scorso anno dopo il ricorso alla Corte Costituzionale sulla legittimità del lodo Alfano. Una dichiarazione che non è piaciuta ai difensori di Berlusconi: “Il fatto che gli atti siano stati dichiarati efficaci non vuol dire che siano utilizzabili”, ha dichiarato Ghedini, al termine dell’udienza di ’smistamento’. L’avvocato ha spiegato che per utilizzare quegli atti è necessario il loro consenso. “Di volta in volta – ha dichiarato Ghedini – si deciderà quindi se dare il consenso o meno all’utilizzo degli atti già formati”.

Dall’utilizzabilità o meno degli atti compiuti prima dello stralcio dipenderà la lunghezza nel tempo del processo al premier. “Nel processo mediaset i giudici hanno fissato le udienze di lunedì, qui pare di capire che lo faranno di venerdì, vedremo di contemperare le eisgenze della giustizia con quelle di chi ha il diritto e il dovere di governare” ha aggiunto Ghedini.

“Il Collegio presieduto da Nicoletta Gandus separò la posizione di Silvio Berlusconi da quella di David Mills, quando entrò in vigore il lodo Alfano, per non assolvere il premier”, ha sottolineato l’avvocato Piero Longo, spiegando che “le dichiarazioni rese da Mills in istruttoria non potevano essere utilizzate perchè Mills non è mai venuto in aula a confermarle, quindi, per utilizzarle, ci sarebbe stato bisogno del nostro consenso in quanto difensori che, invece, non ci fu”. “Siamo tranquilli – ha poi concluso Ghedini – se troveremo un giudice sereno ci sarà l’assoluzione”.

Marrazzo, Jennifer a pm «Cafasso non era pusher di Natalie»

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ROMA (27 novembre) – «Rino conosceva Natalie, io personalmente li ho visti insieme solo una volta, molto prima che succedesse questo scandalo, prima della vicenda Marrazzo del luglio scorso, ma per quanto ne so lui non era il pusher di Natalie, a lei non portava droga». Questo uno dei passaggi dell’interrogatorio di Jennifer, la trans fidanzata con Gianguerino Cafasso, il pusher dei viados del giro di via Gradoli e via Due Ponti a Roma, morto il 12 settembre scorso in un albergo sulla Salaria. Jennifer è stata sentita la scorsa notte in procura a Roma dai pm titolari dell’ indagine sull’affaire Marrazzo e titolari del fascicolo aperto per omicidio volontario sulla morte della trans Brenda.

Jennifer ha confermato ai magistrati le circostanze della morte di Cafasso, spiegando di non aver assunto la sera del 12 settembre la droga – eroina tagliata con alcune sostanze perchè assomigliasse alla cocaina – «perchè era amara», ma non ha aggiunto altri particolari. Il viado non è testimone di giustizia e la procura prima di una sua possibile e probabile espulsione come immigrato clandestino, ha voluto risentire il trans per l’ultima volta.

«Io e Rino eravamo fidanzati – ha spiegato Jennifer – e quando ero insieme con lui, non potevo prostituirmi, insomma non avevo clienti perché lui era molto geloso». Confermando la circostanza che Cafasso non era il pusher di Natalie («non so se Rino sia stato confidente dei carabinieri» ha detto), si complica la posizione dei due militari Luciano Simeone e Carlo Taglienti, rispetto alla presenza della droga su un piatto, che fecero irruzione il tre luglio scorso nell’appartamento del trans in via Gradoli, sorprendendo Marrazzo e il viado. I due militari avevano incolpato proprio Cafasso di aver girato il video. Versione che non ha mai convinto la procura. Tagliente e Simeone sono ancora in carcere.

 

 

 

 

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